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Un tuffo per una fuga immortale

JOHANN SEBASTIAN BACH
 Karl Richter
 The Originals
 Orgelwerke
 Preludes and Fugues
 Trio Sonatas
 Toccatas and Fugues
 Canzona BWV 588
 Chorale Settings
 Choralpartita BWV 767 + BWV 768
 Passacaglia BWV 582
 Karl Richter
 Int. Release 01 Feb. 2005
 3 CDs
 0289 477 5337 7 3 CDs ADD GOR3

Un tuffo per una fuga immortale

“Se passi davanti a una chiesa e senti suonare un organo, entra e mettiti ad ascoltare. Se poi hai la fortuna di poterti tu stesso sedere a un organo, prova la tastiera con le tue piccole dita e rimarrai stupito dinanzi a quell’immane potenza della musica.”

Sono alcune piccole note, regole di vita musicale (Musikalische Haus und Lebensregeln) compilate da Robert Schumann a compendio del suo Album per la gioventù, pubblicato nel 1848.

Se oggi, per caso, il tuo orecchio scorge una musica di Bach interpretata all’organo da Karl Richter, fermati subito, chiudi gli occhi e – ti dico – rimarrai beato ad ascoltare senza patire noia.

Le note sembrano scolpite michelangiolescamente nella roccia e chiacchierano, s’animano e corrono a costruire un paradiso pagano dove le voci si rincorrono ordinate.

Muove, mentre scrivo, un tema di fuga principiato con registri dal suono nobile e nasale, a cui attorno germogliano, con candore, eleganti melodie di cinguettanti mondi in contrappunto. Armonicamente il suono si fa sempre più presente, e profondo, in un immaginario sonoro carico di sfumature, che scopre nudi dall’ordine dorico.

S’afferma a poco a poco, netta presso un inno sacro, una processione che s’ode, mistica, menar per la calle tra nacchere e sapori di fado, a guisa d’un religioso fandango.

La lettera di Bach è solo pretenziosa, e il sentiero non è quello nuziale d’una antica passacaglia (Bwv 582) qualunque, ma d’una pia prece recitata e passeggiata in un rosario spettacolare che, camaleontico, s’ostina a compiere l’ennesima stazione.
Karl Richter è l’interprete ideale – tecnicamente impeccabile – del Bach organistico; seduce il pubblico con l’intensità di un amante colto e sapiente, capace di coinvolgerti e travolgerti persino tra gli incensi di quei misteri sacri e accessibili a pochi, fatti di simboli ed epifanie.

Il barocco delle meraviglie aveva già creduto nella familiarità di motivi noti che, rivolti, canonizzati e incrociati, riempivano le fredde giornate nelle chiese luterane della gente comune. L’abilità del Kantor, Bach, era ormai provata nello sviluppo dei temi, che improvvisamente si trasformavano in fughe, preludi e fantastiche visioni che s’intrecciavano a piacimento (quodlibet).

La fuga tripla sull’inno di Sant’Anna (BWV 552) o quella scritta sulla nota melodia della “Bassa Fiamminga” (BWV 542) dal sapore esotico e caratteristico tanto diffuso in terra belga, il fitto ricamo che avvolge quasi l’eco dell’aria “Geliebter Jesu, du, du allein sollst meiner Seelen” BWV 16 pure trasformata nel tema della fuga in la minore (BWV 543), ci riportano tutte al mondo delle Cantate. Un giardino delle delizie, fertile d’ispirazione per ogni traduzione organistica.

E con lo stesso piglio Richter affronta le trascrizioni originali proposte in questa raccolta della Deutche Grammophone. In quasi quattro ore di musica, affiorano i corali pubblicati da Johann Georg Schübler nel 1748: Wachet auf, ruft uns die Stimme (BWV 645) e Kommst du nun, Jesu, vom Himmel herunter (BWV 650), ovvero trii ricavati dalle arie principali delle Cantate BWV 140 e 136, mentre le celebri Toccate catalogate 538, 540, 565 s’alternano a sviluppare i soliti temi caratteristici che fanno il verso alle spensierate feste dipinte da Bruegel, animate da reminiscenze gotiche e lubecchiane.

Persino le Sonate per organo a tre parti (BWV 525, 526, 529) celebrano quel gusto Italiano di concertare in un acrobatico equilibrio, che sembra muovere strumenti differenti, in una scelta indovinata di temi e motivi riconducibili a frammenti archeologici, affiorati “innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole dove nel volgere di un giorno e di una brutta notte tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve” (Platone, Timeo).

Così vola libero quel tuffatore di Paestum – si libra nell’aria e rimane sospeso tra flutti e colonne – vivo ed eterno a sfidare il tempo, proprio come queste musiche, suonate con sapienza, che nonostante gli slanci del progresso rimangono ancora attuali.

Karl Richter muore nel 1981 e lascia al mondo il suo Bach, così bello e perfetto che proprio non vuole naufragare in questo suo mare e si lascia ammirare, mentre, immortale, si tuffa nell’infinito.

Paolo De Matthaeis

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Mi metto in tasca una scatoletta di paradiso

richterBACH: Sacred Masterpieces

Direttore – Karl Richter

10 CD

rel. 1985

10:42:36

Münchener Bach-Chor & Münchener Chorknaben (Chorus Master: Fritz Rothschuh) / Münchener Bach-OrchesterTenore [Evagelista, Arie]: Ernst Haefliger; Basso [Jesus]: Kieth Engen; Soprano [Arie]: Irmgard Seefried; Soprano [prima donna, la moglie di Pilato]: Antonia Fahberg; Contralto [Arie, seconda ancella]: Hertha Töpper; Basso [Arie]: Dietrich Fischer-Dieskau; Basso [Giuda, Pietro, Pilato, Gran Sacerdote]: Max Proebstl

 

Stasera è arrivato un invito speciale, insolito che non t’aspetti. Apro con impaziente curiosità una scatola grigiolina piena di dischi e gli occhi brillano.

Si tratta del cofanetto Sacred Masterpieces, una scelta di dieci compact con le opere corali più significative di Johann Sebastian Bach dirette da Karl Richter e interpretate dalla Münchener Bach-Orchester, Choir e solisti vari: un vero e proprio concentrato di paradiso.

Scopro il Magnificat, l’oratorio di Natale, la messa in Si minore e cerco rapido, tra i cartoncini che separano i dischi, le Passioni di Matteo e Giovanni prodotte da Archiv negli anni 50 qui finalmente assieme.

Bach definisce per l’una e per l’altra Passione un perimetro tramite percorsi ben definiti, inserisce nella musica un meccanismo che prepara l’entrata dei cori alimentando un’attesa necessaria per permettere a tutti di accomodarsi scegliendo il posto e il personaggio nel quale specchiarsi.

Sono quei piccoli movimenti circolari provocati dal reiteramento delle figurazioni ritmiche scelte che cesellano il metallo nella cornice del quadro: l’effetto è devastante e un forte clima di cruda emotività fa presagire ad un evento drammatico, fabbro armonioso d’intensa romanticità scandito da un preludio di passione.

Richter ricompone le scene muovendo, in un immaginario teatro, attori e comparse, misurando le distanze che passano tra le note in un’architettura che via via ci trasporta dentro la scena, quasi a toccare i personaggi. Un colloquio perso tra la folla che introduce una cerimonia atroce dove, stavolta, sbigottiti, tutti s’interrogano dell’accaduto indovinando risposte che ieraticamente non tardano ad avvolgere il dolore e le lacrime a consolazione.

Bach assieme a Richter diventano con noi intimi del Gesù tradito e crocefisso e rimaniamo ancora i suoi amici più cari seduti e smarriti, chiamati ad immaginare il bene e il male battenti in una ruota governata dall’ordine, con gli angeli schierati a chiosare l’avvenimento.

Non muore nessuno nella “stanza” di Bach, stavolta non commenteremo un altro errore – Buonanotte mio Gesù , ti veglieremo fino al risveglio – un geniale palindromo di continuità.

La versione di Richter è coinvolgente ed ancora attuale, la resa è esemplare e carica di ecumenismo, l’intento è quello di ribadire un messaggio di redenzione che passa attraverso un dramma annunciato. La pastosità delle voci di Dieter Diskau e Hertha Töpper assecondano il coro e l’orchestra in un fiorire felice d’emozioni. Richter utilizza, librando sciami d’angeli in cielo, la voce dei bimbi per riordinare e impartire una lezione che sa di trascendentale affidandovi il messaggio cui fare riferimento: una concezione epica di un parnaso michelangiolesco che separa il distico corale come fosse divino e indiscutibile al quale s’aggiunge la purezza di un fanciullo in quel registro che rappresenta la vita e la speranza di un futuro.

Bach innesta gli interventi del coro in un contrappunto di umori generando effetti polifonici d’intensa drammaticità; mescola le voci in un’animazione dai tratti policromi e concitati attraverso la recitazione dell’evangelista che narra con fierezza e veemenza l’accadere dei fatti. Un ritratto fedele di quella confusione errante quali siamo noi stessi, in un tentativo di fotografare il peccato di essere imperfetti persino nel dettato Luterano.

Paolo De Matthaeis – TIM 2010

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I FIORI DI BACH

koopmannJ.S.Bach

Toccatas and Fugues BWV 565, 540 & 538 Prelude & Fugue BWV 543
Trio Sonata BWV 530
Passacaglia BWV 582

TON KOOPMAN
Org. Schnitger, St. Jacobi Amburgo 1-5, Org. Garrels, Grote Kerk Maasluis 6-10 Apex – Telarc, DDD, 1995
Remaster 2010
Durata 69’30’’

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Preludi costruiti per presentare un tema noto in fuga, le toccate per organo di J.S.Bach sono vere e proprie “introduzioni” o “intonazioni” improvvisate, composte per il piacere di suonare a “tocar le corde”, arricchite da un germogliare di note rampicanti, avvolgenti antiche melodie in una selva d’amene e indovinate rapsodie. Dal finale spesso ingannevole, ritardato ad arte, creano effetti magici di “dorico” stupore e, di mutazione in mutazione, somigliano a ghirlande in fiore.

Ton Koopman racconta la sua passacaglia insegnandoci un lontano corteo, che avanza per strade scoscese fiero della propria partecipazione. Il materiale sonoro si addensa, il contrappunto s’infittisce e nel finale il reiterarsi di forti tensioni prepara un tesoro di elaborazione fugata che rivela l’ostinato usato da Raison nel suo Première livre d’orgue. L’organo è uno strumento ad arco felicemente riprodotto alle tastiere. Il fraseggio è chiaro sin dall’esposizione dei temi in certe fughe. Quelle in Re min BWV 565 e La min BWV 534 rivelano un indovinato colpo d’arco “violinistico”, inducendo taluni a ripensare la destinazione originale del brano. Nel disco troviamo anche una sonata in trio, ultima di un gruppo di sei composte per il figlio Wilhelm Friedemann. Il terzo movimento della stessa è un capolavoro d’armonia e invenzione; progressioni e imitazioni sfidano gli equilibri delle parti mettendo a dura prova l’abilità dell’organista, che s’accompagna solo in un concerto quasi “italiano” di manuali e pedale.

Bach riletto da Koopman è un personaggio virtuoso, forse troppo romantico in un eccesso di effetti spesso non richiesti. La scrittura bachiana è già densa di artifici e viene il dubbio di essere sottoposti a una revisione troppo fuori le righe, specialmente nei movimenti lenti, vero tallone d’Achille dell’organista olandese.

Paolo De Matthaeis Suonare News (2012)