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Online il nuovo Bando per l’ampliamento organico orchestrale 2017

 

 

E’ finalmente online la pagina che invita i musicisti a partecipare alle iniziative e alla programmazione musicale della Cappella Musicale Costantina.

L’Attività della Cappella Musicale Costantina già certificata A.Gi.Mus dalla sezione Roma – I Luoghi del Sacro è ormai una realtà conosciuta nell’ambiente romano per il suo carattere trasparente e lineare corroborato da un disegno progettuale chiaro che in tanti anni ha significato per molti giovani un punto stabile di riferimento.

L’idea musicale di “avviamento alla musica” attraverso le pagine dei grandi autori ha permesso in tanti anni di dimostrare che la musica vive dappertutto ma che va conosciuta e riscoperta alla luce di punti di vista differenti – mescolando saperi ed individui in una ricetta alchemica forte ed irrinunciabile.

La Musica è Arte necessaria per comunicare condividere esperienze che solo alla luce di saperi ed esperienze possono essere d’aiuto alla formazione del singolo ad uso della propria realizzazione e formazione.

Dopo tantaattività svolta con umiltà e onestà intellettuale con piacere riformuliamo l’invito a partecipare sottoforma di bando all’indirizzo http://www.cappellamusicalecostantina.com/bando

 

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Un tuffo per una fuga immortale

JOHANN SEBASTIAN BACH
 Karl Richter
 The Originals
 Orgelwerke
 Preludes and Fugues
 Trio Sonatas
 Toccatas and Fugues
 Canzona BWV 588
 Chorale Settings
 Choralpartita BWV 767 + BWV 768
 Passacaglia BWV 582
 Karl Richter
 Int. Release 01 Feb. 2005
 3 CDs
 0289 477 5337 7 3 CDs ADD GOR3

Un tuffo per una fuga immortale

“Se passi davanti a una chiesa e senti suonare un organo, entra e mettiti ad ascoltare. Se poi hai la fortuna di poterti tu stesso sedere a un organo, prova la tastiera con le tue piccole dita e rimarrai stupito dinanzi a quell’immane potenza della musica.”

Sono alcune piccole note, regole di vita musicale (Musikalische Haus und Lebensregeln) compilate da Robert Schumann a compendio del suo Album per la gioventù, pubblicato nel 1848.

Se oggi, per caso, il tuo orecchio scorge una musica di Bach interpretata all’organo da Karl Richter, fermati subito, chiudi gli occhi e – ti dico – rimarrai beato ad ascoltare senza patire noia.

Le note sembrano scolpite michelangiolescamente nella roccia e chiacchierano, s’animano e corrono a costruire un paradiso pagano dove le voci si rincorrono ordinate.

Muove, mentre scrivo, un tema di fuga principiato con registri dal suono nobile e nasale, a cui attorno germogliano, con candore, eleganti melodie di cinguettanti mondi in contrappunto. Armonicamente il suono si fa sempre più presente, e profondo, in un immaginario sonoro carico di sfumature, che scopre nudi dall’ordine dorico.

S’afferma a poco a poco, netta presso un inno sacro, una processione che s’ode, mistica, menar per la calle tra nacchere e sapori di fado, a guisa d’un religioso fandango.

La lettera di Bach è solo pretenziosa, e il sentiero non è quello nuziale d’una antica passacaglia (Bwv 582) qualunque, ma d’una pia prece recitata e passeggiata in un rosario spettacolare che, camaleontico, s’ostina a compiere l’ennesima stazione.
Karl Richter è l’interprete ideale – tecnicamente impeccabile – del Bach organistico; seduce il pubblico con l’intensità di un amante colto e sapiente, capace di coinvolgerti e travolgerti persino tra gli incensi di quei misteri sacri e accessibili a pochi, fatti di simboli ed epifanie.

Il barocco delle meraviglie aveva già creduto nella familiarità di motivi noti che, rivolti, canonizzati e incrociati, riempivano le fredde giornate nelle chiese luterane della gente comune. L’abilità del Kantor, Bach, era ormai provata nello sviluppo dei temi, che improvvisamente si trasformavano in fughe, preludi e fantastiche visioni che s’intrecciavano a piacimento (quodlibet).

La fuga tripla sull’inno di Sant’Anna (BWV 552) o quella scritta sulla nota melodia della “Bassa Fiamminga” (BWV 542) dal sapore esotico e caratteristico tanto diffuso in terra belga, il fitto ricamo che avvolge quasi l’eco dell’aria “Geliebter Jesu, du, du allein sollst meiner Seelen” BWV 16 pure trasformata nel tema della fuga in la minore (BWV 543), ci riportano tutte al mondo delle Cantate. Un giardino delle delizie, fertile d’ispirazione per ogni traduzione organistica.

E con lo stesso piglio Richter affronta le trascrizioni originali proposte in questa raccolta della Deutche Grammophone. In quasi quattro ore di musica, affiorano i corali pubblicati da Johann Georg Schübler nel 1748: Wachet auf, ruft uns die Stimme (BWV 645) e Kommst du nun, Jesu, vom Himmel herunter (BWV 650), ovvero trii ricavati dalle arie principali delle Cantate BWV 140 e 136, mentre le celebri Toccate catalogate 538, 540, 565 s’alternano a sviluppare i soliti temi caratteristici che fanno il verso alle spensierate feste dipinte da Bruegel, animate da reminiscenze gotiche e lubecchiane.

Persino le Sonate per organo a tre parti (BWV 525, 526, 529) celebrano quel gusto Italiano di concertare in un acrobatico equilibrio, che sembra muovere strumenti differenti, in una scelta indovinata di temi e motivi riconducibili a frammenti archeologici, affiorati “innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole dove nel volgere di un giorno e di una brutta notte tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve” (Platone, Timeo).

Così vola libero quel tuffatore di Paestum – si libra nell’aria e rimane sospeso tra flutti e colonne – vivo ed eterno a sfidare il tempo, proprio come queste musiche, suonate con sapienza, che nonostante gli slanci del progresso rimangono ancora attuali.

Karl Richter muore nel 1981 e lascia al mondo il suo Bach, così bello e perfetto che proprio non vuole naufragare in questo suo mare e si lascia ammirare, mentre, immortale, si tuffa nell’infinito.

Paolo De Matthaeis

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Alcuni suggerimenti per la scelta delle musiche nuziali

Ad uso della comunità, scrivo una nota con alcuni suggerimenti per stilare una “scaletta” ideale per la scelta musicale in chiesa. Definisco i momenti da musicare e alcuni brani classici che potrebbero essere suonati come sottofondo.

La celebrazione del rito del Matrimonio in chiesa ha inizio con l’entrata della Sposa – eventuali musiche per sposo, paggetto, damigella, invitati, fotografi, cagnolini al guinzaglio e peluche di vario genere NON FANNO PARTE del Servizio musicale inerente alla funzione (ergo va concordata e pattuita fuori budget, in certe chiese è inpensabile preventivare un’intrattenimento per motivi di tempi e decoro) – va da solo che suonare prima dell’evento significa prevedere una prestazione extra che va in qualche modo calcolata; così per non far torto a nessuno inizierò a suggerire alcune musiche per il primo momento utile:

ENTRATA della Sposa
Brano solenne, forte che sancisce l’inizio della messa nuziale e accompagna la sposa all’altare (durante questo tragitto – il gruppo marciante è abbastanza rumoroso – il drappello dei fotografi praticamente guida il corteo con le spalle all’altare – spesso gli invitati accolgono rumorosamente la sposa con applausi e ognuno cerca il posto migliore – per questi ed altri motivi sono da evitare musiche languide e toccanti che in un’atmosfera di festa potrebbero non essere percepite).

R.Wagner – Coro Nuziale da Lohengrin (trascrizione)
oppure
J.Pachelbel – Canone in re maggiore (ideale se suonato con un quartetto d’archi)
oppure per gli amanti della musica d’organo
J.S.Bach – Preludio in mib maggiore Bwv 552 o il Grave dalla fantasia Bwv 572.


Riti di aspersione
Il sacerdote aspergerà i presenti, spesso abbandonerà l’altare e in questo breve istante si potrebbe accompagnare il rito con una breve improvvisazione o un breve interludio. (lascerei questa scelta al buon gusto del musicista)

Canto dell’Alleluia
L’Alleluia fa parte delle parti fisse della messa quindi va CANTATO o LETTO non può essere sostituito da un brano strumentale – dunque se lo si vuole ascoltare musicato va ingaggiato un cantante o al limite il sacerdote stesso potrebbe intonarlo.
Spesso si accompagna il sacerdote che intona il tradizionale sesto tono gregoriano.
In alternativa – un soprano potrebbe cantare l’incipit dell’Alleluja estratto dal mottetto di Mozart Exultate Jubilate K. 165 oppure, visto che va molto di moda, si puòadattare la melodia della canzone di Cohen “halleluja” incorniciando il versetto del vangelo.

Scambio degli Anelli – subito dopo lo scambio delle promesse, vengono portate le fedi agli sposi e vengono pronunciate le formule di promessa. In questo momento è gradito un sottofondo musicale.
Molto suggestiva potrebbe essere l’aria in re maggiore di J.S.Bach anche conosciuta come Aria sulla quarta corda BWV 1068 (ideale nella sua realizzazione originale per quartetto d’archi) – per i cultori della musica d’organo, oltre il brano citato trascritto, è anche interessante qualche movimento adagio delle triosonate dello stesso Bach BWV525 o seguenti.

Offertorio
Includerei in questo momento le famose Ave Maria magari una tra quelle di: Schubert, Bach-Gounod, Caccini – Nonostante molti sacerdoti facciano sfoggio di zelo liturgico entrando nel merito sulla sacralità della composizione di Schubert. E’ ormai divenuta una regola scritta tanti anni fa risalente al dopoguerra con la quale furono “banditi” certi autori alludendo al testo poco “religioso” così gira in certe chiese un editto ciclostilato dove si “consigliava” l’uso di alcune edizioni e musiche di autori fieramente italici che oggi sono di difficile reperibilità e notorietà – L’Ave Maria di Schubert con il testo opportunatamente cambiato diventa una melodia utile al raccoglimento nessuno oggigiorno conosce Schubert e tantomeno il testo del Lied originale – Purtroppo la musica liturgica è una derivazione di quella popolare che già nel medioevo cambiava la destinazione d’uso. Come spiegarlo ai sacerdoti ? Ma forse dovremmo domandarci – perchè spiegarlo ? Gli sposi spesso vanno all’altare e cercano un confronto col sacerdote che si sente in dovere di guidare e consigliare la coppia – di solito un musicista esperto dovrebbe avere la sensibilità e il buon gusto di creare una scelta “rispettosa” e spesso questo non avviene per ingenuità e sopravvalutazione così sorgono divieti.
Un’Alternativa al Canto dell’Ave Maria potrebbe essere un’altro canto forse più tollerato – Dolce è Sentire (Fratello Sole, Sorella luna) che è la colonna sonora del film San Francesco composta da Ritz Ortolani. Oppure chi volesse ascoltare qualche reminiscenza delle Stagioni di Vivaldi con un buon violinista – L’adagio dell’Inverno ha la tempistica ideale per seguire un’offertorio. Con l’organo solo, oltre.. questi potremmo suonare un breve adagio – magari quello in sol minore di Albinoni di buona resa sia assieme agli archi che da solo.
Buono anche il mottetto Ave Verum K. 618 di Mozart


Santo
Il Santo è l’altro canto necessario (parte fissa della messa) che molti leggono perchè chi partecipa alla messa spesso non fa parte della stessa comunità orante e quindi di solito non conosce lo stesso “santo”. Potrebbe cantarlo il Sacerdote stesso.. ma molti, dei tanti, si tirano indietro.
Ci sono anche qui parecchie versioni – quella più conosciuta è quella di Bonfitto che bene o male tutti hanno ascoltato durante le messe domenicali e bene o male, almeno negli Hosanna, si riesce a cantare. Altrimenti breve e di buon effetto con un piccolo gruppo corale potrebbe essere quello di Rossini dalla petite Messe Solemnelle.

Scambio della Pace
Un’Attimo prima dell’Agnello di Dio (Agnus Dei) c’è un momento di felice scambio della pace a cui spesso partecipa anche il sacerdote – gli sposi si spostano per portare il saluto ai parenti e ai testimoni e qui si può rapidamente includere un brano festoso.
Minuetto e Trio da Eine Kleine Nachtmusik .. questi due piccoli brani della serenata notturna K. 525 di Mozart sono piacevoli e distensivi se eseguiti col quartetto d’archi. Con il violino e l’organo funziona anche la piccola Gavotta in fa di Corelli dalla sonata X op. 5 – il carattere gioioso e festante si sposa con il momento.

Riti di comunione
Durante la comunione potremmo senza dubbio consigliare il motetto: Panis Angelicus di Cesar Franck per voce, arpa, violoncello e organo – ovviamente riproducibile con la maggior parte dele formazioni.
Per i fanatici dell’organo e della musica organistica molto bello è l’adagio estratto dalla toccata, adagio e fuga in do maggiore BWV 564 e al limite includerei altri brani celebri tipo: Largo dal Serse di Haendel (Anche questo sulla lista nera perchè “Narra le gesta del Re Persiano”) – Arioso dal concerto in fa minore di J.S.Bach BWV 1056.

Firme
Durante le firme la messa spesso è già finita e si ha del tempo prima di accompagnare gli sposi all’uscita. possono essere suonati due o tre brani di carattere festoso – immaginate che in questo momento, appena letti gli articoli… l’assemblea è sciolta e iniziano in chiesa i preparativi per le foto finali con i parenti e l’uscita degli invitati che vanno a disporsi fuori per iniziare la festa di accoglienza. Così mi sento di suggerire brani più lunghi e allegri.. Con il quartetto è molto bello il primo tempo del divertimento K. 136 di W.A.Mozart – oppure l’Allegro o il rondò (I e IV Tempo) della Serenata Notturna già citata per lo scambio della pace – sempre di Mozart. Anche il Corale della Cantata BWV 147 di J.S.Bach potrebbe essere della lunghezza giusta per accompagnare il momento delle firme. Questo momento coincide con la fine della messa e per sancire il finale mi è capitato spesso di suonare la terza parte della Toccata Bwv 564 o la Toccata in fa Maggiore 540 o persino la Toccata dalla quinta sinfonia di Widor – Concerto di Haendel “il Cucù e l’usignolo” oppure assieme agli archi le Sonate di Chiesa di W.A.Mozart.

Uscita degli Sposi
Per l’uscita della coppia il brano più sfruttato è la Marcia Nuziale estratta dal’opera “Sogno di una Notte di Mezza Estate” di Felix Mendelssohn Bartholdy – per lo slancio romantico e per la scorrevolezza questo brano è preferibile alla Marcia di Wagner.
Alternativa – Inno alla Gioia di Beethoven.

Alcune note sulle musiche da film e canzoni preferite.

La musica tutta è un’affare serio e sacro questo però non vuol dire che tutto sia ammesso e di buon gusto. Potremmo scrivere che molti gruppi di “preghiera” o corì eccedono e vanno “fuori dalle righe” principalmente per l’incapacità di rendere snella una celebrazione che anche se concepita come festa degli sposi dovrebbe essere fruibile da tutti gli invitati. Insomma, invitare a mangiare dei vegetariani per servigli carne di tutti i tipi sarebbe abbastanza fuori luogo.
Credo che le scelte migliori, nel caso del matrimonio, siano quelle classiche (ovvero quelle melodie e musiche che nell’immaginario comune rimangono intramontabili) … potremmo suonare anche canzoncine come la “vita è bella” di piovani o “c’era una volta il west” di Morricone.. ma rischieremmo di cadere nello scontato che paradossalmente cavalca la moda del momento. Mi spiego meglio… fra 50 anni non credo che sentiremmo spesso alcune canzonicine o melodie che fanno furore oggi giorno e se è vero che il matrimonio è un legame “per sempre” a me piacerebbe accostarlo ad una musica che non vada mai fuori nota o moda.

Nonostante tutto “l’alternativo” che ha tutto il suo fascino è subordinato agli strumenti, ai musicisti e alle regole vigenti in ogni chiesa.
Nel luogo dove vengono visti male Ave Maria e Largo di Haendel sarà difficile proporre Vangelis o i New Trolls … di solito lo strumento a disposizione è l’organo e suonarci sopra i brani di Allevi o Enaudi o la trilogia di Tolkien non è che sia proprio il massimo.
Come non lo è un coro Gospel che s’esibisce dentro una chiesa bizantina e ci sarebbe da domandarsi del perché…

Insomma si potrebbe noleggiare un coro Gospel e farlo esibire fuori dalla chiesa – la maggior parte delle nostre chiese sono bellissime e non assomigliano per niente alle rievocazioni Hollywoodiane di culti e riti spesso di altre religioni – Insomma non serve Suor Cristina per rievocare “the Voice” alla stregua di un nostrano Sister-Act .

Arriviamo quasi al termine di questi consigli proprio discorrendo dei musicisti.
Purtroppo oggi in molte chiese coloro che sono preposti alla conservazione di certi beni non si fidano più nel lasciare l’uso degli strumenti in chiesa ad improvvisatori. Questo però non vieta di provvedere alla musica propria portando il proprio musicista di fiducia la dove si possa e spesso, anche con le dovute precauzioni ed educazione, si riesce anche a trovare degli accordi con l’organista del posto.

Il mio consiglio è sempre quello di informarsi e valutare bene l’offerta locale, da quel che mi risulta, a parte casi di sfacciata esagerazione, le chiese con organo o con un flusso di celebrazioni importante hanno già scelto il proprio collaboratore musicale. La maggior parte di questi garantiscono un servizio “controllato” ma a volte questo “controllo” degenera e diventa intollerabile sia nelle modalità che nel tentativo di proteggere la propria panchetta dell’organo. Un buon servizio musicale dovrebbe aggirarsi intorno 70/100 euro a persona – mediamente i prezzi fluttuano sui 120/150 nei casi di agenzia ed esterni .. alcuni “disgraziati” arrivano 200/250, boh li reputo senza grazia e senno ma sono mie considerazioni, probabilmente hanno talmente tante richieste che il loro prezzo giustifica la loro presenza! Non oso immaginare quanto valga un concerto intero di così fatti musici.. Ma ognuno gestisce il suo tempo e la sua popolarità come meglio crede. Come accennavo nelle righe precedenti.. i costi di agenzia prevedono, un lavoro di disponibilità verso gli sposi che pagheranno al detto professionista incluso prove dedicate, incontri, telefonate, aggiustamenti e quant’altro che spesso il musicista free-lance o inquadrato in un’ingranaggio di servizi offerti non presenta.
Molti individuano il parente o l’amico musicista capace di suonare il pianoforte e quindi per assonanza – tastiera chiama tastiera lo pensano in grado di ricreare un momento d’intimità familiare.. Questo è lecito ma spesso queste figure si presentano all’organo a digiuno di liturgia e di tempistiche opportune, altri pigiano le tastiere pensando ai suoni del pianoforte sperando nelle dinamiche del pianoforte di casa… altri pur essendo navigati pianisti non hanno mai suonato in un matrimonio e rischiano di diventare a loro malgrado protagonisti in negativo della festa.

Credo di aver “suggerito” per lo meno i momenti dove è possibile intervenire con la musica durante la celebrazione – ai lettori la scelta!

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Mi metto in tasca una scatoletta di paradiso

richterBACH: Sacred Masterpieces

Direttore – Karl Richter

10 CD

rel. 1985

10:42:36

Münchener Bach-Chor & Münchener Chorknaben (Chorus Master: Fritz Rothschuh) / Münchener Bach-OrchesterTenore [Evagelista, Arie]: Ernst Haefliger; Basso [Jesus]: Kieth Engen; Soprano [Arie]: Irmgard Seefried; Soprano [prima donna, la moglie di Pilato]: Antonia Fahberg; Contralto [Arie, seconda ancella]: Hertha Töpper; Basso [Arie]: Dietrich Fischer-Dieskau; Basso [Giuda, Pietro, Pilato, Gran Sacerdote]: Max Proebstl

 

Stasera è arrivato un invito speciale, insolito che non t’aspetti. Apro con impaziente curiosità una scatola grigiolina piena di dischi e gli occhi brillano.

Si tratta del cofanetto Sacred Masterpieces, una scelta di dieci compact con le opere corali più significative di Johann Sebastian Bach dirette da Karl Richter e interpretate dalla Münchener Bach-Orchester, Choir e solisti vari: un vero e proprio concentrato di paradiso.

Scopro il Magnificat, l’oratorio di Natale, la messa in Si minore e cerco rapido, tra i cartoncini che separano i dischi, le Passioni di Matteo e Giovanni prodotte da Archiv negli anni 50 qui finalmente assieme.

Bach definisce per l’una e per l’altra Passione un perimetro tramite percorsi ben definiti, inserisce nella musica un meccanismo che prepara l’entrata dei cori alimentando un’attesa necessaria per permettere a tutti di accomodarsi scegliendo il posto e il personaggio nel quale specchiarsi.

Sono quei piccoli movimenti circolari provocati dal reiteramento delle figurazioni ritmiche scelte che cesellano il metallo nella cornice del quadro: l’effetto è devastante e un forte clima di cruda emotività fa presagire ad un evento drammatico, fabbro armonioso d’intensa romanticità scandito da un preludio di passione.

Richter ricompone le scene muovendo, in un immaginario teatro, attori e comparse, misurando le distanze che passano tra le note in un’architettura che via via ci trasporta dentro la scena, quasi a toccare i personaggi. Un colloquio perso tra la folla che introduce una cerimonia atroce dove, stavolta, sbigottiti, tutti s’interrogano dell’accaduto indovinando risposte che ieraticamente non tardano ad avvolgere il dolore e le lacrime a consolazione.

Bach assieme a Richter diventano con noi intimi del Gesù tradito e crocefisso e rimaniamo ancora i suoi amici più cari seduti e smarriti, chiamati ad immaginare il bene e il male battenti in una ruota governata dall’ordine, con gli angeli schierati a chiosare l’avvenimento.

Non muore nessuno nella “stanza” di Bach, stavolta non commenteremo un altro errore – Buonanotte mio Gesù , ti veglieremo fino al risveglio – un geniale palindromo di continuità.

La versione di Richter è coinvolgente ed ancora attuale, la resa è esemplare e carica di ecumenismo, l’intento è quello di ribadire un messaggio di redenzione che passa attraverso un dramma annunciato. La pastosità delle voci di Dieter Diskau e Hertha Töpper assecondano il coro e l’orchestra in un fiorire felice d’emozioni. Richter utilizza, librando sciami d’angeli in cielo, la voce dei bimbi per riordinare e impartire una lezione che sa di trascendentale affidandovi il messaggio cui fare riferimento: una concezione epica di un parnaso michelangiolesco che separa il distico corale come fosse divino e indiscutibile al quale s’aggiunge la purezza di un fanciullo in quel registro che rappresenta la vita e la speranza di un futuro.

Bach innesta gli interventi del coro in un contrappunto di umori generando effetti polifonici d’intensa drammaticità; mescola le voci in un’animazione dai tratti policromi e concitati attraverso la recitazione dell’evangelista che narra con fierezza e veemenza l’accadere dei fatti. Un ritratto fedele di quella confusione errante quali siamo noi stessi, in un tentativo di fotografare il peccato di essere imperfetti persino nel dettato Luterano.

Paolo De Matthaeis – TIM 2010

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Uno curioso Natale Americano J.S.Bach: Christmas Oratorio

singers_pdmKing’s Singers
Wdr Cologne Big Band
Arr. e direzione Bill Dobbins

SIGNUMRECORDS ltd. 2CD – SIGNUM CLASSICS ril. 8/11/2010

durata 55’22’’, 51’59’’

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La musica di Johann Sebastian Bach, per l’universalità del suo linguaggio pronunciato e indipendente, è sempre stata oggetto di rivisitazioni “moderne” che sanno di jazz vintage consumato in qualche bistrot parigino tra baguette e beaujolais. Bill Dobbins riscrive l’Oratorio di Natale con la passione genuina dell’esteta d’oltreoceano, immaginando contaminazioni, rimescolando ritmi e colori che stressano la retorica delle immagini sacre, dimostrando capacità restauratrici apprezzabili.
L’idea presunta vincente punta su interpreti conosciuti ed esperti nei propri generi che forse non si integrano del tutto, ma garantiscono un pedigree di sicuro successo.I nuovi King’s Singers, capitanati dall’inossidabile David Hurley, e l’orchestra WDR Big Band offrono una jam-session live di premiati grammies che si esibiscono in una liturgia curiosa e pittoresca coordinati dallo stesso Dobbins, istrionico demiurgo.

Delle sei cantate originali rimane l’essenza degli elementi salienti, pregevoli a solo affidati a collaudati ottoni in un clima di pacato swing riformatore per un “ben temperato” e regale tedesco di tiepido contorno. Impavidi vocalist dal sapore preraffaellita si avvicendano in un’arena surreale al cospetto di un pubblico compiaciuto che sottolinea ogni improvvisazione con entusiasmo e generosa allegria.
Nella kermesse di sovrapposizioni si perde l’idea originale, quel riproporre in una diffusione barocca il racconto della Natività come in un sogno d’Arcadia memoria. Attraverso le cantate Bach traduce Lutero per la gente, piega le parole nelle sue melodie di successo e propone modelli che superano la forma dei pattern e degli standard popolari.
In questo Natale newyorkese si assiste quasi alla nascita di un Jazz ragionato che non appartiene a un’idea di riforma, bensì di entertainement; ovvero un luminoso jingle commentato con aplombe britannica, per un tentativo tutto tedesco di riportare ordine in una ben condita “Caesar Salad”.

Paolo De MatthaeisSuonare News (2012)

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Pazzie d’amore

vivaldi_pdmA.Vivaldi
Orlando Furioso, RV 728

I Solisti Veneti, C.Scimone Amici della Polifonia, P.Cavalli

Horne/ De Los Ángeles/ Valentini-Terrani/ Gonzales Kozma/ Bruscantini/ Zaccaria

WCJ (Warner Classic & Jazz) 3 cd (orig. Erato ECD 88190) reg. 07/1977

durata 53’25’’, 57’29’’, 52’05’’ ●●●●●

Nel 1978 Claudio Scimone e i Solisti veneti presentarono a Verona, in occasione del trecentenario della nascita di Antonio Vivaldi, l’Orlando Furioso con un cast eccezionale.
Tre dischi che fecero storia – e che fino a poco tempo fa erano difficilmente reperibili – sono nuovamente in commercio grazie alla WCJ (Warner Classic & Jazz).

Un dramma in tre atti su libretto di Grazio Braccioli, in scena al Teatro Sant’Angelo di Venezia nel 1727, tributa a Vivaldi successo e lo rivela impresario abile operista. Il barocco rivisto delle vicende cavalleresche del paladin di Francia è un tema avvincente che contiene tutti gli ingredienti per una storia appassionante e surreale. L’Amore è un sentimento che porta, se vissuto con esasperazione, alla follia e Orlando, sulle corde di Marilyn Horne, è un pupo pirotecnico carico di una forza naturale che vive la sua pazzia farneticando un dramma imminente.

I Solisti Veneti commentano gli interventi dei personaggi con precisione tramite colpi d’arco improvvisi, regalando una intensa emozione oggi rara in tante esecuzioni “filologiche”. L’organo s’alterna al clavicembalo nella gestione dei recitativi foriero di guerra e passione in un sapiente mosaico di scene fantastiche, commentate da una musica a programma che richiama echi noti e cori che, talmente ben riusciti, saranno riutilizzati, dallo stesso Vivaldi, in altre rappresentazioni.

Solisti eccellenti come Lucia Valentini-Terrani, Victoria de los Ángeles e Sesto Bruscantini, coordinati da Claudio Scimone direttore e concertatore dell’opera, ruotano intorno ad Orlando in un turbinio d’azioni dal sapore cavalleresco.
Furioso, innamorato, pazzo è l’animo del guerriero che alberga in ognuno di noi in un Vivaldi squisitamente moderno e attuale, eroe unico nel suo genere.

Paolo De Matthaeis Suonare News (2012)

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Un viaggio in compagnia

schubert_pdmFranz Schubert Winterreise D.911

Thomas E. Bauer (baritono) Jos Van Immersel (pianoforte)

ZZT 101102 – 1 CD
Reg. 11-2010CD – stereo DDD

durata 1.10’49” ●●●●●

Me ne andrò come uno sconosciuto arrivato per caso tra promesse d’amore e sogni dolci consumati all’ombra di un tiglio. Pazzo fino al tramonto dell’ultimo sole, cantando l’ignoto. Winterreise fu intrapreso da Schubert nel 1827, un anno prima della sua morte. Un diario colmo di romanticismo e di fredde impressioni che si mescola al fervore di immagini graffiate col carbone. Tra neve e buio, in contrasto, per un lento peregrinare fitto di ricordi ed emozioni, un presagio d’infinito esordisce con una misteriosa buonanotte. E’ l’augurio benedicente per un viaggio incorniciato nell’inverno di una gelata solitudine, accompagnato da un pianismo composto e contemplativo verso l’infinito.

Le lirche di Wilhem Müller si sposano col sentire del compositore, rassegnato e vagabondo. Elette a proprio testamento spirituale, esse rivelano un divenire attraverso la Natura fredda e tentatrice. Schubert si scopre anziano suonatore d’organetto, epico omero che s’allontana mesto dal suo odisseo scegliendo la musica di un malinconico refrain. La lettura di Thomas E. Bauer, baritono dalle qualità timbriche ricercate ed eleganti, col conforto del pianista Jos Van Immersel, è intima e toccante. Il duo s’innamora dei non più giovani dolori della solitudine, quasi dimentica la materia e si tuffa soffice in una neve pura e gelida.
Perché? Sembrerebbe interrogarsi una timida incoscienza romantica rivolta alla percezione dell’ignoto e alla consapevolezza della fragilità umana piegata inesorabilmente dagli eventi naturali, il viandante è un predestinato. Reminiscenze tematiche evidenti affiornano in ventiquattro scene dipinte e particolareggiate nei tratti e nei sogni di primavere mai sbocciate. Buongusto ed equilibrio caratterizzano le immagini proposte dagli interpreti, indovinati compagni di viaggio.

Paolo De MatthaeisSuonare News (2012)

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1760, Vespri d’autore a Milano

jcbach_pdmJ.C.Bach
Mailänder Vesperpsalmen
Süddeutscher Kammerchor Concerto Köln/Gerhard Jenemann
Reg. Nov 2009, Alzenau-Albstadt, Birkenhainer Halle Carus – 83.347 (2 CDs) (© 2010)
Durata complessiva 1.32’30”
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I “Mailänder Vesperpsalmen” (salmi per il vespro) furono composti senza dubbio nel periodo “milanese” dall’allora neo-cattolico Johann Christian Bach. Giunto in Italia per cercar fortuna, incuriosito dall’attività operistica, portò in dote la sua abilità alle tastiere maturata con il fratello Carl Philipp. L’idea era di far conoscere l’industria del “pianoforte” e la versalità di certe composizioni adattate allo strumento. Per tutto rispetto, si ritrovò a servizio presso il Duomo di Milano a comporre galanterie per un pubblico diverso dalle proprie aspettative. Tra le maggiori opere composte sotto l’egida del mentore Padre Martini troviamo due Messe, un Requiem, un Te Deum e, felicemente riscoperti, alcuni Vespri riprodotti antologicamente in questa edizione.
Un concerto sontuoso di flauti, oboi, corni, trombe, archi e organo accompagna abili solisti che s’avvicendano con il coro nella narrazione sacra. Gli strumenti a fiato “accarezzano” le melodie diffondendo echi in effetti ricercati ed eleganti, in un barocco tramandato appena nascosto dalla circostanza. Il gusto squisito del compositore fa sì che il dialogo ereditato dalle tempistiche dei racconti biblici si abbellisca di generose ornamentazioni tipiche dello stile galante. Tre dei Salmi sono datati 1760 (WE14, 19 e 22), il Confitebor è del 1759 mentre il Beatus Vir risale al 1758.
In questa registrazione Gerhard Jenemann assieme al Concerto Koln, Sűddeutscher Kammerchor, dà un senso a questi lavori d’occasione e raccoglie i salmi come in una vera e propria sequenza di preghiera, distribuita su due cd con tanto di Magnificat a commiato.
Un quartetto vocale eccezionale (Lunn/Biscuola/Poplutz/Bauer) si alterna e completa il cast per questa incisione che include una rarità discografica, il Domine ad adjuvandum, inedito fino a oggi.

Paolo De MatthaeisSuonare News (2012)

 

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I FIORI DI BACH

koopmannJ.S.Bach

Toccatas and Fugues BWV 565, 540 & 538 Prelude & Fugue BWV 543
Trio Sonata BWV 530
Passacaglia BWV 582

TON KOOPMAN
Org. Schnitger, St. Jacobi Amburgo 1-5, Org. Garrels, Grote Kerk Maasluis 6-10 Apex – Telarc, DDD, 1995
Remaster 2010
Durata 69’30’’

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Preludi costruiti per presentare un tema noto in fuga, le toccate per organo di J.S.Bach sono vere e proprie “introduzioni” o “intonazioni” improvvisate, composte per il piacere di suonare a “tocar le corde”, arricchite da un germogliare di note rampicanti, avvolgenti antiche melodie in una selva d’amene e indovinate rapsodie. Dal finale spesso ingannevole, ritardato ad arte, creano effetti magici di “dorico” stupore e, di mutazione in mutazione, somigliano a ghirlande in fiore.

Ton Koopman racconta la sua passacaglia insegnandoci un lontano corteo, che avanza per strade scoscese fiero della propria partecipazione. Il materiale sonoro si addensa, il contrappunto s’infittisce e nel finale il reiterarsi di forti tensioni prepara un tesoro di elaborazione fugata che rivela l’ostinato usato da Raison nel suo Première livre d’orgue. L’organo è uno strumento ad arco felicemente riprodotto alle tastiere. Il fraseggio è chiaro sin dall’esposizione dei temi in certe fughe. Quelle in Re min BWV 565 e La min BWV 534 rivelano un indovinato colpo d’arco “violinistico”, inducendo taluni a ripensare la destinazione originale del brano. Nel disco troviamo anche una sonata in trio, ultima di un gruppo di sei composte per il figlio Wilhelm Friedemann. Il terzo movimento della stessa è un capolavoro d’armonia e invenzione; progressioni e imitazioni sfidano gli equilibri delle parti mettendo a dura prova l’abilità dell’organista, che s’accompagna solo in un concerto quasi “italiano” di manuali e pedale.

Bach riletto da Koopman è un personaggio virtuoso, forse troppo romantico in un eccesso di effetti spesso non richiesti. La scrittura bachiana è già densa di artifici e viene il dubbio di essere sottoposti a una revisione troppo fuori le righe, specialmente nei movimenti lenti, vero tallone d’Achille dell’organista olandese.

Paolo De Matthaeis Suonare News (2012)

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Un viaggio carico di….

FugaSimone Zanchini
“Fuga per Art” (2008)
CD DODICI LUNE DISCHI Ed253 DS 0000039195

Simone Zanchini, fisarmonica acoustica & midi Andrea Dulbecco, vibrafono
Giancarlo Bianchetti, chitarra
Stefano Senni, basso, Massimo Manzi, batteria Durata: 52:57

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Una scatola magica carica di ritmo frizzante è la fisarmonica di Simone Zanchini, e “Fuga per Art” è un affettuoso omaggio ad Art Van Damme e Frank Marocco, colorati a tinte forti dalle di loro note. Celebrati e immaginati attraverso un turbinio di stili, forse troppi, forse eccessivi, ma che nella loro originalità rivelano alla tastiera un eclettico istrione, riprendono anima grazie alle ance e ai suoni degli strumenti. Le fisarmoniche di Zanchini sono particolari, tecnologiche e moderne, capaci di riprodurre situazioni ed oggetti in un immaginario sonoro, come in una bottega dell’arte che confeziona un mondo di idee bizzarre. Assieme agli amici, si fa musica per gli amici; con il basso di Senni, le percussioni di Manzi e la chitarra di Bianchetti è servito un cocktail di forme create e avvolte dal suono fatato del vibrafono di Dulbecco, per un jazz magico ed intellettuale suonato dal ben assortito quintetto.
Il titolo del disco prende il nome da un brano apparentemente in stile classico, un curioso fugato a tre voci che prevede modulazioni e cadenze ad inganno, inaspettate precipitazioni e brilli geniali che esplorano le armonie in una fusione pirotecnica. Si riconoscono gli stessi divertimenti usati da Bach nell’Arte della Fuga incastonati tra i pedali, ed ecco svelato il trucco: “Fuga per Art” diventa Arte della Fuga, un tributo alla forma nella dimostrazione di un percorso. Un viaggio carico di suoni ed emozioni da Marocco ad Art nella geografia d’umor sognante; di rumori e di espedienti ricercati, manovrati ad arte attraverso uno strumento pulsante, un mantice che sembra respirare e, una volta abbracciato, parrebbe quasi iniziare a danzare.

Paolo De MatthaeisSuonare News (2008)