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Un tuffo per una fuga immortale

JOHANN SEBASTIAN BACH
 Karl Richter
 The Originals
 Orgelwerke
 Preludes and Fugues
 Trio Sonatas
 Toccatas and Fugues
 Canzona BWV 588
 Chorale Settings
 Choralpartita BWV 767 + BWV 768
 Passacaglia BWV 582
 Karl Richter
 Int. Release 01 Feb. 2005
 3 CDs
 0289 477 5337 7 3 CDs ADD GOR3

Un tuffo per una fuga immortale

“Se passi davanti a una chiesa e senti suonare un organo, entra e mettiti ad ascoltare. Se poi hai la fortuna di poterti tu stesso sedere a un organo, prova la tastiera con le tue piccole dita e rimarrai stupito dinanzi a quell’immane potenza della musica.”

Sono alcune piccole note, regole di vita musicale (Musikalische Haus und Lebensregeln) compilate da Robert Schumann a compendio del suo Album per la gioventù, pubblicato nel 1848.

Se oggi, per caso, il tuo orecchio scorge una musica di Bach interpretata all’organo da Karl Richter, fermati subito, chiudi gli occhi e – ti dico – rimarrai beato ad ascoltare senza patire noia.

Le note sembrano scolpite michelangiolescamente nella roccia e chiacchierano, s’animano e corrono a costruire un paradiso pagano dove le voci si rincorrono ordinate.

Muove, mentre scrivo, un tema di fuga principiato con registri dal suono nobile e nasale, a cui attorno germogliano, con candore, eleganti melodie di cinguettanti mondi in contrappunto. Armonicamente il suono si fa sempre più presente, e profondo, in un immaginario sonoro carico di sfumature, che scopre nudi dall’ordine dorico.

S’afferma a poco a poco, netta presso un inno sacro, una processione che s’ode, mistica, menar per la calle tra nacchere e sapori di fado, a guisa d’un religioso fandango.

La lettera di Bach è solo pretenziosa, e il sentiero non è quello nuziale d’una antica passacaglia (Bwv 582) qualunque, ma d’una pia prece recitata e passeggiata in un rosario spettacolare che, camaleontico, s’ostina a compiere l’ennesima stazione.
Karl Richter è l’interprete ideale – tecnicamente impeccabile – del Bach organistico; seduce il pubblico con l’intensità di un amante colto e sapiente, capace di coinvolgerti e travolgerti persino tra gli incensi di quei misteri sacri e accessibili a pochi, fatti di simboli ed epifanie.

Il barocco delle meraviglie aveva già creduto nella familiarità di motivi noti che, rivolti, canonizzati e incrociati, riempivano le fredde giornate nelle chiese luterane della gente comune. L’abilità del Kantor, Bach, era ormai provata nello sviluppo dei temi, che improvvisamente si trasformavano in fughe, preludi e fantastiche visioni che s’intrecciavano a piacimento (quodlibet).

La fuga tripla sull’inno di Sant’Anna (BWV 552) o quella scritta sulla nota melodia della “Bassa Fiamminga” (BWV 542) dal sapore esotico e caratteristico tanto diffuso in terra belga, il fitto ricamo che avvolge quasi l’eco dell’aria “Geliebter Jesu, du, du allein sollst meiner Seelen” BWV 16 pure trasformata nel tema della fuga in la minore (BWV 543), ci riportano tutte al mondo delle Cantate. Un giardino delle delizie, fertile d’ispirazione per ogni traduzione organistica.

E con lo stesso piglio Richter affronta le trascrizioni originali proposte in questa raccolta della Deutche Grammophone. In quasi quattro ore di musica, affiorano i corali pubblicati da Johann Georg Schübler nel 1748: Wachet auf, ruft uns die Stimme (BWV 645) e Kommst du nun, Jesu, vom Himmel herunter (BWV 650), ovvero trii ricavati dalle arie principali delle Cantate BWV 140 e 136, mentre le celebri Toccate catalogate 538, 540, 565 s’alternano a sviluppare i soliti temi caratteristici che fanno il verso alle spensierate feste dipinte da Bruegel, animate da reminiscenze gotiche e lubecchiane.

Persino le Sonate per organo a tre parti (BWV 525, 526, 529) celebrano quel gusto Italiano di concertare in un acrobatico equilibrio, che sembra muovere strumenti differenti, in una scelta indovinata di temi e motivi riconducibili a frammenti archeologici, affiorati “innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole dove nel volgere di un giorno e di una brutta notte tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve” (Platone, Timeo).

Così vola libero quel tuffatore di Paestum – si libra nell’aria e rimane sospeso tra flutti e colonne – vivo ed eterno a sfidare il tempo, proprio come queste musiche, suonate con sapienza, che nonostante gli slanci del progresso rimangono ancora attuali.

Karl Richter muore nel 1981 e lascia al mondo il suo Bach, così bello e perfetto che proprio non vuole naufragare in questo suo mare e si lascia ammirare, mentre, immortale, si tuffa nell’infinito.

Paolo De Matthaeis

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Mi metto in tasca una scatoletta di paradiso

richterBACH: Sacred Masterpieces

Direttore – Karl Richter

10 CD

rel. 1985

10:42:36

Münchener Bach-Chor & Münchener Chorknaben (Chorus Master: Fritz Rothschuh) / Münchener Bach-OrchesterTenore [Evagelista, Arie]: Ernst Haefliger; Basso [Jesus]: Kieth Engen; Soprano [Arie]: Irmgard Seefried; Soprano [prima donna, la moglie di Pilato]: Antonia Fahberg; Contralto [Arie, seconda ancella]: Hertha Töpper; Basso [Arie]: Dietrich Fischer-Dieskau; Basso [Giuda, Pietro, Pilato, Gran Sacerdote]: Max Proebstl

 

Stasera è arrivato un invito speciale, insolito che non t’aspetti. Apro con impaziente curiosità una scatola grigiolina piena di dischi e gli occhi brillano.

Si tratta del cofanetto Sacred Masterpieces, una scelta di dieci compact con le opere corali più significative di Johann Sebastian Bach dirette da Karl Richter e interpretate dalla Münchener Bach-Orchester, Choir e solisti vari: un vero e proprio concentrato di paradiso.

Scopro il Magnificat, l’oratorio di Natale, la messa in Si minore e cerco rapido, tra i cartoncini che separano i dischi, le Passioni di Matteo e Giovanni prodotte da Archiv negli anni 50 qui finalmente assieme.

Bach definisce per l’una e per l’altra Passione un perimetro tramite percorsi ben definiti, inserisce nella musica un meccanismo che prepara l’entrata dei cori alimentando un’attesa necessaria per permettere a tutti di accomodarsi scegliendo il posto e il personaggio nel quale specchiarsi.

Sono quei piccoli movimenti circolari provocati dal reiteramento delle figurazioni ritmiche scelte che cesellano il metallo nella cornice del quadro: l’effetto è devastante e un forte clima di cruda emotività fa presagire ad un evento drammatico, fabbro armonioso d’intensa romanticità scandito da un preludio di passione.

Richter ricompone le scene muovendo, in un immaginario teatro, attori e comparse, misurando le distanze che passano tra le note in un’architettura che via via ci trasporta dentro la scena, quasi a toccare i personaggi. Un colloquio perso tra la folla che introduce una cerimonia atroce dove, stavolta, sbigottiti, tutti s’interrogano dell’accaduto indovinando risposte che ieraticamente non tardano ad avvolgere il dolore e le lacrime a consolazione.

Bach assieme a Richter diventano con noi intimi del Gesù tradito e crocefisso e rimaniamo ancora i suoi amici più cari seduti e smarriti, chiamati ad immaginare il bene e il male battenti in una ruota governata dall’ordine, con gli angeli schierati a chiosare l’avvenimento.

Non muore nessuno nella “stanza” di Bach, stavolta non commenteremo un altro errore – Buonanotte mio Gesù , ti veglieremo fino al risveglio – un geniale palindromo di continuità.

La versione di Richter è coinvolgente ed ancora attuale, la resa è esemplare e carica di ecumenismo, l’intento è quello di ribadire un messaggio di redenzione che passa attraverso un dramma annunciato. La pastosità delle voci di Dieter Diskau e Hertha Töpper assecondano il coro e l’orchestra in un fiorire felice d’emozioni. Richter utilizza, librando sciami d’angeli in cielo, la voce dei bimbi per riordinare e impartire una lezione che sa di trascendentale affidandovi il messaggio cui fare riferimento: una concezione epica di un parnaso michelangiolesco che separa il distico corale come fosse divino e indiscutibile al quale s’aggiunge la purezza di un fanciullo in quel registro che rappresenta la vita e la speranza di un futuro.

Bach innesta gli interventi del coro in un contrappunto di umori generando effetti polifonici d’intensa drammaticità; mescola le voci in un’animazione dai tratti policromi e concitati attraverso la recitazione dell’evangelista che narra con fierezza e veemenza l’accadere dei fatti. Un ritratto fedele di quella confusione errante quali siamo noi stessi, in un tentativo di fotografare il peccato di essere imperfetti persino nel dettato Luterano.

Paolo De Matthaeis – TIM 2010

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Uno curioso Natale Americano J.S.Bach: Christmas Oratorio

singers_pdmKing’s Singers
Wdr Cologne Big Band
Arr. e direzione Bill Dobbins

SIGNUMRECORDS ltd. 2CD – SIGNUM CLASSICS ril. 8/11/2010

durata 55’22’’, 51’59’’

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La musica di Johann Sebastian Bach, per l’universalità del suo linguaggio pronunciato e indipendente, è sempre stata oggetto di rivisitazioni “moderne” che sanno di jazz vintage consumato in qualche bistrot parigino tra baguette e beaujolais. Bill Dobbins riscrive l’Oratorio di Natale con la passione genuina dell’esteta d’oltreoceano, immaginando contaminazioni, rimescolando ritmi e colori che stressano la retorica delle immagini sacre, dimostrando capacità restauratrici apprezzabili.
L’idea presunta vincente punta su interpreti conosciuti ed esperti nei propri generi che forse non si integrano del tutto, ma garantiscono un pedigree di sicuro successo.I nuovi King’s Singers, capitanati dall’inossidabile David Hurley, e l’orchestra WDR Big Band offrono una jam-session live di premiati grammies che si esibiscono in una liturgia curiosa e pittoresca coordinati dallo stesso Dobbins, istrionico demiurgo.

Delle sei cantate originali rimane l’essenza degli elementi salienti, pregevoli a solo affidati a collaudati ottoni in un clima di pacato swing riformatore per un “ben temperato” e regale tedesco di tiepido contorno. Impavidi vocalist dal sapore preraffaellita si avvicendano in un’arena surreale al cospetto di un pubblico compiaciuto che sottolinea ogni improvvisazione con entusiasmo e generosa allegria.
Nella kermesse di sovrapposizioni si perde l’idea originale, quel riproporre in una diffusione barocca il racconto della Natività come in un sogno d’Arcadia memoria. Attraverso le cantate Bach traduce Lutero per la gente, piega le parole nelle sue melodie di successo e propone modelli che superano la forma dei pattern e degli standard popolari.
In questo Natale newyorkese si assiste quasi alla nascita di un Jazz ragionato che non appartiene a un’idea di riforma, bensì di entertainement; ovvero un luminoso jingle commentato con aplombe britannica, per un tentativo tutto tedesco di riportare ordine in una ben condita “Caesar Salad”.

Paolo De MatthaeisSuonare News (2012)

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Pazzie d’amore

vivaldi_pdmA.Vivaldi
Orlando Furioso, RV 728

I Solisti Veneti, C.Scimone Amici della Polifonia, P.Cavalli

Horne/ De Los Ángeles/ Valentini-Terrani/ Gonzales Kozma/ Bruscantini/ Zaccaria

WCJ (Warner Classic & Jazz) 3 cd (orig. Erato ECD 88190) reg. 07/1977

durata 53’25’’, 57’29’’, 52’05’’ ●●●●●

Nel 1978 Claudio Scimone e i Solisti veneti presentarono a Verona, in occasione del trecentenario della nascita di Antonio Vivaldi, l’Orlando Furioso con un cast eccezionale.
Tre dischi che fecero storia – e che fino a poco tempo fa erano difficilmente reperibili – sono nuovamente in commercio grazie alla WCJ (Warner Classic & Jazz).

Un dramma in tre atti su libretto di Grazio Braccioli, in scena al Teatro Sant’Angelo di Venezia nel 1727, tributa a Vivaldi successo e lo rivela impresario abile operista. Il barocco rivisto delle vicende cavalleresche del paladin di Francia è un tema avvincente che contiene tutti gli ingredienti per una storia appassionante e surreale. L’Amore è un sentimento che porta, se vissuto con esasperazione, alla follia e Orlando, sulle corde di Marilyn Horne, è un pupo pirotecnico carico di una forza naturale che vive la sua pazzia farneticando un dramma imminente.

I Solisti Veneti commentano gli interventi dei personaggi con precisione tramite colpi d’arco improvvisi, regalando una intensa emozione oggi rara in tante esecuzioni “filologiche”. L’organo s’alterna al clavicembalo nella gestione dei recitativi foriero di guerra e passione in un sapiente mosaico di scene fantastiche, commentate da una musica a programma che richiama echi noti e cori che, talmente ben riusciti, saranno riutilizzati, dallo stesso Vivaldi, in altre rappresentazioni.

Solisti eccellenti come Lucia Valentini-Terrani, Victoria de los Ángeles e Sesto Bruscantini, coordinati da Claudio Scimone direttore e concertatore dell’opera, ruotano intorno ad Orlando in un turbinio d’azioni dal sapore cavalleresco.
Furioso, innamorato, pazzo è l’animo del guerriero che alberga in ognuno di noi in un Vivaldi squisitamente moderno e attuale, eroe unico nel suo genere.

Paolo De Matthaeis Suonare News (2012)

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Un viaggio in compagnia

schubert_pdmFranz Schubert Winterreise D.911

Thomas E. Bauer (baritono) Jos Van Immersel (pianoforte)

ZZT 101102 – 1 CD
Reg. 11-2010CD – stereo DDD

durata 1.10’49” ●●●●●

Me ne andrò come uno sconosciuto arrivato per caso tra promesse d’amore e sogni dolci consumati all’ombra di un tiglio. Pazzo fino al tramonto dell’ultimo sole, cantando l’ignoto. Winterreise fu intrapreso da Schubert nel 1827, un anno prima della sua morte. Un diario colmo di romanticismo e di fredde impressioni che si mescola al fervore di immagini graffiate col carbone. Tra neve e buio, in contrasto, per un lento peregrinare fitto di ricordi ed emozioni, un presagio d’infinito esordisce con una misteriosa buonanotte. E’ l’augurio benedicente per un viaggio incorniciato nell’inverno di una gelata solitudine, accompagnato da un pianismo composto e contemplativo verso l’infinito.

Le lirche di Wilhem Müller si sposano col sentire del compositore, rassegnato e vagabondo. Elette a proprio testamento spirituale, esse rivelano un divenire attraverso la Natura fredda e tentatrice. Schubert si scopre anziano suonatore d’organetto, epico omero che s’allontana mesto dal suo odisseo scegliendo la musica di un malinconico refrain. La lettura di Thomas E. Bauer, baritono dalle qualità timbriche ricercate ed eleganti, col conforto del pianista Jos Van Immersel, è intima e toccante. Il duo s’innamora dei non più giovani dolori della solitudine, quasi dimentica la materia e si tuffa soffice in una neve pura e gelida.
Perché? Sembrerebbe interrogarsi una timida incoscienza romantica rivolta alla percezione dell’ignoto e alla consapevolezza della fragilità umana piegata inesorabilmente dagli eventi naturali, il viandante è un predestinato. Reminiscenze tematiche evidenti affiornano in ventiquattro scene dipinte e particolareggiate nei tratti e nei sogni di primavere mai sbocciate. Buongusto ed equilibrio caratterizzano le immagini proposte dagli interpreti, indovinati compagni di viaggio.

Paolo De MatthaeisSuonare News (2012)

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1760, Vespri d’autore a Milano

jcbach_pdmJ.C.Bach
Mailänder Vesperpsalmen
Süddeutscher Kammerchor Concerto Köln/Gerhard Jenemann
Reg. Nov 2009, Alzenau-Albstadt, Birkenhainer Halle Carus – 83.347 (2 CDs) (© 2010)
Durata complessiva 1.32’30”
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I “Mailänder Vesperpsalmen” (salmi per il vespro) furono composti senza dubbio nel periodo “milanese” dall’allora neo-cattolico Johann Christian Bach. Giunto in Italia per cercar fortuna, incuriosito dall’attività operistica, portò in dote la sua abilità alle tastiere maturata con il fratello Carl Philipp. L’idea era di far conoscere l’industria del “pianoforte” e la versalità di certe composizioni adattate allo strumento. Per tutto rispetto, si ritrovò a servizio presso il Duomo di Milano a comporre galanterie per un pubblico diverso dalle proprie aspettative. Tra le maggiori opere composte sotto l’egida del mentore Padre Martini troviamo due Messe, un Requiem, un Te Deum e, felicemente riscoperti, alcuni Vespri riprodotti antologicamente in questa edizione.
Un concerto sontuoso di flauti, oboi, corni, trombe, archi e organo accompagna abili solisti che s’avvicendano con il coro nella narrazione sacra. Gli strumenti a fiato “accarezzano” le melodie diffondendo echi in effetti ricercati ed eleganti, in un barocco tramandato appena nascosto dalla circostanza. Il gusto squisito del compositore fa sì che il dialogo ereditato dalle tempistiche dei racconti biblici si abbellisca di generose ornamentazioni tipiche dello stile galante. Tre dei Salmi sono datati 1760 (WE14, 19 e 22), il Confitebor è del 1759 mentre il Beatus Vir risale al 1758.
In questa registrazione Gerhard Jenemann assieme al Concerto Koln, Sűddeutscher Kammerchor, dà un senso a questi lavori d’occasione e raccoglie i salmi come in una vera e propria sequenza di preghiera, distribuita su due cd con tanto di Magnificat a commiato.
Un quartetto vocale eccezionale (Lunn/Biscuola/Poplutz/Bauer) si alterna e completa il cast per questa incisione che include una rarità discografica, il Domine ad adjuvandum, inedito fino a oggi.

Paolo De MatthaeisSuonare News (2012)

 

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I FIORI DI BACH

koopmannJ.S.Bach

Toccatas and Fugues BWV 565, 540 & 538 Prelude & Fugue BWV 543
Trio Sonata BWV 530
Passacaglia BWV 582

TON KOOPMAN
Org. Schnitger, St. Jacobi Amburgo 1-5, Org. Garrels, Grote Kerk Maasluis 6-10 Apex – Telarc, DDD, 1995
Remaster 2010
Durata 69’30’’

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Preludi costruiti per presentare un tema noto in fuga, le toccate per organo di J.S.Bach sono vere e proprie “introduzioni” o “intonazioni” improvvisate, composte per il piacere di suonare a “tocar le corde”, arricchite da un germogliare di note rampicanti, avvolgenti antiche melodie in una selva d’amene e indovinate rapsodie. Dal finale spesso ingannevole, ritardato ad arte, creano effetti magici di “dorico” stupore e, di mutazione in mutazione, somigliano a ghirlande in fiore.

Ton Koopman racconta la sua passacaglia insegnandoci un lontano corteo, che avanza per strade scoscese fiero della propria partecipazione. Il materiale sonoro si addensa, il contrappunto s’infittisce e nel finale il reiterarsi di forti tensioni prepara un tesoro di elaborazione fugata che rivela l’ostinato usato da Raison nel suo Première livre d’orgue. L’organo è uno strumento ad arco felicemente riprodotto alle tastiere. Il fraseggio è chiaro sin dall’esposizione dei temi in certe fughe. Quelle in Re min BWV 565 e La min BWV 534 rivelano un indovinato colpo d’arco “violinistico”, inducendo taluni a ripensare la destinazione originale del brano. Nel disco troviamo anche una sonata in trio, ultima di un gruppo di sei composte per il figlio Wilhelm Friedemann. Il terzo movimento della stessa è un capolavoro d’armonia e invenzione; progressioni e imitazioni sfidano gli equilibri delle parti mettendo a dura prova l’abilità dell’organista, che s’accompagna solo in un concerto quasi “italiano” di manuali e pedale.

Bach riletto da Koopman è un personaggio virtuoso, forse troppo romantico in un eccesso di effetti spesso non richiesti. La scrittura bachiana è già densa di artifici e viene il dubbio di essere sottoposti a una revisione troppo fuori le righe, specialmente nei movimenti lenti, vero tallone d’Achille dell’organista olandese.

Paolo De Matthaeis Suonare News (2012)

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Un viaggio carico di….

FugaSimone Zanchini
“Fuga per Art” (2008)
CD DODICI LUNE DISCHI Ed253 DS 0000039195

Simone Zanchini, fisarmonica acoustica & midi Andrea Dulbecco, vibrafono
Giancarlo Bianchetti, chitarra
Stefano Senni, basso, Massimo Manzi, batteria Durata: 52:57

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Una scatola magica carica di ritmo frizzante è la fisarmonica di Simone Zanchini, e “Fuga per Art” è un affettuoso omaggio ad Art Van Damme e Frank Marocco, colorati a tinte forti dalle di loro note. Celebrati e immaginati attraverso un turbinio di stili, forse troppi, forse eccessivi, ma che nella loro originalità rivelano alla tastiera un eclettico istrione, riprendono anima grazie alle ance e ai suoni degli strumenti. Le fisarmoniche di Zanchini sono particolari, tecnologiche e moderne, capaci di riprodurre situazioni ed oggetti in un immaginario sonoro, come in una bottega dell’arte che confeziona un mondo di idee bizzarre. Assieme agli amici, si fa musica per gli amici; con il basso di Senni, le percussioni di Manzi e la chitarra di Bianchetti è servito un cocktail di forme create e avvolte dal suono fatato del vibrafono di Dulbecco, per un jazz magico ed intellettuale suonato dal ben assortito quintetto.
Il titolo del disco prende il nome da un brano apparentemente in stile classico, un curioso fugato a tre voci che prevede modulazioni e cadenze ad inganno, inaspettate precipitazioni e brilli geniali che esplorano le armonie in una fusione pirotecnica. Si riconoscono gli stessi divertimenti usati da Bach nell’Arte della Fuga incastonati tra i pedali, ed ecco svelato il trucco: “Fuga per Art” diventa Arte della Fuga, un tributo alla forma nella dimostrazione di un percorso. Un viaggio carico di suoni ed emozioni da Marocco ad Art nella geografia d’umor sognante; di rumori e di espedienti ricercati, manovrati ad arte attraverso uno strumento pulsante, un mantice che sembra respirare e, una volta abbracciato, parrebbe quasi iniziare a danzare.

Paolo De MatthaeisSuonare News (2008)

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Stasera c’è un pianeta in tv Holst: I pianeti

holstTHE PLANETS – Gustav Holst (1874-1934)
BBC Symphony Orchestra – BBC Symphony Chorus Andrew Davis: direttore

Rec. 1994 Teldec Classic CD + DVD
NVC Arts, WCJ 50-514428467-2-0 Durata: 53’ circa

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Questa edizione dei Pianeti di Holst è stata realizzata dall’Orchestra e Coro Sinfonico della BBC diretti da Andrew Davis e stampata assieme ad un DVD che permette di seguire la musica con immagini di repertorio documentate negli archivi della stessa BBC. L’accostamento crea un contrappunto delizioso a commento dei sette sigilli creati dalla magia di Gustav Holst. Ed è un’astrologia particolare, poco scientifica e alquanto superstiziosa, introdotta subito dal primo tema dedicato a Mars, the bringer of war, il signore delle guerre. La musica assume un carattere evocativo e i sette pianeti diventano il pretesto magico per risvegliare antichi rituali guerrieri ed amorosi: l’opera è ricolma di una spiritualità ritrovata con e tra le divine potenze dell’Olimpo. E l’Uomo, che vive quotidianamente un cosmo particolare, è al centro delle sue vicende, debole metereopatico in cerca di conforto: bisognoso di credere alla Magia di Urano attraverso un Mercurio leggiadro e smarrito, con la forza di Giove tra squilli e tuoni e la pace ieratica di Venere, e la consapevolezza dell’inesorabile fugacità del tempo governato da Crono Saturno.

L’esecuzione della suite di brani è d’impatto. A tratti spettacolare, l’orchestra della BBC si scopre in una comunione emotiva di immagini e suoni assemblati in un bouquet di viole e rose di rara bellezza. Davis riesce con disinvoltura a condurre un organico grande che nella visione dell’autore doveva essere sterminato ed arrivare fino a Nettuno: quello stesso mare che pare finire dove finisce il cielo, terso di stelle al confine tra scienza e immaginazione, mentre lontano s’ode un canto di sirene che seduce fino a morire.

Paolo De Matthaeis Suonare News (2008)

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English lessons for sale

handel_cdHändel: Messiah, Samson, arie dal Rinaldo e alter opere

Messiah, Samson, Arias from Rinaldo and other operas
English Chamber Orchestra and ChoirRaymond Leppard, direttore
Jennifer Larmore e L’Orchestre de Chambre de Lausanne e Münchener Rundfunkorchester diretti da Jesús Lopez-Cóbos (disco 6)
Marilyn Horne e I Solisti Veniti di Claudio Scimone (disco 6)
Cofanetto Handel Edition 6CD
WNJ 2564 69568-6 remastered 2008
Durata: 7h49’
Messiah 2 cd reg. 1974
Samson 3 cd reg. 1978
Horne e Larmore 1 cd 1982 (Erato) e 1998 (Teldec) ●●●

Cristo nasce, muore e vive in mezzo agli uomini tra le pive dei pastori, in un clima di festa, in un’Arcadia immaginaria tra la gente umile e disordinata, tra le angosce e le speranze. Leppard rilegge un Haendel rigorosamente aristocratico in un’iconografia classica, tributo rispettoso per colui che ha ritradotto la fede attraverso l’evento biblico. Il Messiah e Samson fanno parte di una piccola antologia estratta dalla Haendel Edition, con la quale s’è voluto creare una selezione delle esecuzioni più esemplari a scopo promozionale e divulgativo. In questo assemblaggio alcune scelte si rivelano, tuttavia, poco opportune, come l’accostamento in uno stesso disco tra Marilyn Horne e Jennifer Larmore, interpreti delle medesime arie. Ma impeccabile è la qualità degli interpreti e della English Chamber Orchestra con coro al seguito, attenti e fedeli all’intonazione e all’equilibrio, coscienti di avere assimilato una lezione che ne decreta la longevità artistica. Una realizzazione, quella del Messiah che del Samson, didattica e curata nei particolari; spesso pedante, intrisa di un accademia di stampo collegiale consumata ormai più di vent’anni fa quando il Barocco era pressoché un incognita. L’attenzione è mantenuta viva da Marilyn Horne, che con i Solisti Veneti in grande spolvero si mette prepotentemente in cattedra; l’ultimo disco è, infatti, riservato alle Arie d’opera: inossidabili, uniche, dense di un coinvolgimento che, misto a poesia, riaccende l’amore per Haendel e per i suoi lavori, rievocandone il genio farneticante che lo rende sempre attuale. Questo brillante vale tutto il cofanetto, un documento storico che merita spazio tra le interpretazioni d’oggi; strillate ad un circo restaurato, già passato di moda trecento anni fa, per nulla fedele e per niente originale.

Paolo De MatthaeisSuonare News (2008)