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Mi metto in tasca una scatoletta di paradiso

richterBACH: Sacred Masterpieces

Direttore – Karl Richter

10 CD

rel. 1985

10:42:36

Münchener Bach-Chor & Münchener Chorknaben (Chorus Master: Fritz Rothschuh) / Münchener Bach-OrchesterTenore [Evagelista, Arie]: Ernst Haefliger; Basso [Jesus]: Kieth Engen; Soprano [Arie]: Irmgard Seefried; Soprano [prima donna, la moglie di Pilato]: Antonia Fahberg; Contralto [Arie, seconda ancella]: Hertha Töpper; Basso [Arie]: Dietrich Fischer-Dieskau; Basso [Giuda, Pietro, Pilato, Gran Sacerdote]: Max Proebstl

 

Stasera è arrivato un invito speciale, insolito che non t’aspetti. Apro con impaziente curiosità una scatola grigiolina piena di dischi e gli occhi brillano.

Si tratta del cofanetto Sacred Masterpieces, una scelta di dieci compact con le opere corali più significative di Johann Sebastian Bach dirette da Karl Richter e interpretate dalla Münchener Bach-Orchester, Choir e solisti vari: un vero e proprio concentrato di paradiso.

Scopro il Magnificat, l’oratorio di Natale, la messa in Si minore e cerco rapido, tra i cartoncini che separano i dischi, le Passioni di Matteo e Giovanni prodotte da Archiv negli anni 50 qui finalmente assieme.

Bach definisce per l’una e per l’altra Passione un perimetro tramite percorsi ben definiti, inserisce nella musica un meccanismo che prepara l’entrata dei cori alimentando un’attesa necessaria per permettere a tutti di accomodarsi scegliendo il posto e il personaggio nel quale specchiarsi.

Sono quei piccoli movimenti circolari provocati dal reiteramento delle figurazioni ritmiche scelte che cesellano il metallo nella cornice del quadro: l’effetto è devastante e un forte clima di cruda emotività fa presagire ad un evento drammatico, fabbro armonioso d’intensa romanticità scandito da un preludio di passione.

Richter ricompone le scene muovendo, in un immaginario teatro, attori e comparse, misurando le distanze che passano tra le note in un’architettura che via via ci trasporta dentro la scena, quasi a toccare i personaggi. Un colloquio perso tra la folla che introduce una cerimonia atroce dove, stavolta, sbigottiti, tutti s’interrogano dell’accaduto indovinando risposte che ieraticamente non tardano ad avvolgere il dolore e le lacrime a consolazione.

Bach assieme a Richter diventano con noi intimi del Gesù tradito e crocefisso e rimaniamo ancora i suoi amici più cari seduti e smarriti, chiamati ad immaginare il bene e il male battenti in una ruota governata dall’ordine, con gli angeli schierati a chiosare l’avvenimento.

Non muore nessuno nella “stanza” di Bach, stavolta non commenteremo un altro errore – Buonanotte mio Gesù , ti veglieremo fino al risveglio – un geniale palindromo di continuità.

La versione di Richter è coinvolgente ed ancora attuale, la resa è esemplare e carica di ecumenismo, l’intento è quello di ribadire un messaggio di redenzione che passa attraverso un dramma annunciato. La pastosità delle voci di Dieter Diskau e Hertha Töpper assecondano il coro e l’orchestra in un fiorire felice d’emozioni. Richter utilizza, librando sciami d’angeli in cielo, la voce dei bimbi per riordinare e impartire una lezione che sa di trascendentale affidandovi il messaggio cui fare riferimento: una concezione epica di un parnaso michelangiolesco che separa il distico corale come fosse divino e indiscutibile al quale s’aggiunge la purezza di un fanciullo in quel registro che rappresenta la vita e la speranza di un futuro.

Bach innesta gli interventi del coro in un contrappunto di umori generando effetti polifonici d’intensa drammaticità; mescola le voci in un’animazione dai tratti policromi e concitati attraverso la recitazione dell’evangelista che narra con fierezza e veemenza l’accadere dei fatti. Un ritratto fedele di quella confusione errante quali siamo noi stessi, in un tentativo di fotografare il peccato di essere imperfetti persino nel dettato Luterano.

Paolo De Matthaeis – TIM 2010

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