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Il coro e l’aspetto curativo della mentina.

palle-di-mozart-mirabellBeh dopo tanti anni di attività musicale, mi ritrovo a considerare circa le follie scritte e pubblicate che cantano le qualità terapeutiche, afrodisiache e miracolanti della musica.
Da diversi anni in Italia e anche all’estero i musicisti invece di suonare, invece di studiare e praticare le loro arti accanto a discipline umanistiche, matematiche e filosofiche preferiscono esercitare la loro inclinazione medicale professandosi curatori e terapisti. Insomma, come al solito, invece di spacciare l’armonia e la bellezza interiore di un’animo gentile e catalizzatore di ogni sentimento trovi plotoncini di strani stregoni che nella loro officina alchemica vendono i loro rimedi.
E’ chiaro che la musica può suscitare e guidare lo stato d’animo delle persone ed è già nell’organologia della materia l’azione emotiva – il tutto è compreso nell’educazione del musicista che ha il semplice compito d’intrattenere, interloquire, allietare e stimolare pensieri … La musica come semplice linguaggio serve per trasferire un concetto sia leggero che mesto – aiuta a viaggiare oltre il limite della parola avvolgendo i pensieri per spingerli altrove.
Che senso ha somministrarla come terapia ?
Dovremmo dedurre che esistano delle persone malate alle quali prescrivere un tubetto di Mozart o una pasticca di Leoncavallo e nello specifico indicandone anche la posologia e l’anno di scadenza – Ma quale fiala di Beethoven dovrò ingerire ? Un’asciutto Baremboim o uno spinosissimo Kissin ? Percaso dovrò ricorrere alle palle cinesi di Lang Lang per scacciare un faatidioso malditesta ?
Noto invece che i veri malati sono spesso coloro alle prese con la musica – rigurgitanti di nevrosi e sclerosi di ogni genere – trasmettono insicurezza e instabilità ai loro allievi trasformandoli con le loro bacchette magiche in macchiette da palcoscenico. Il cantante che gira con le riserve d’acqua e la sciarpa al collo in un “pavarottiano” (mi piaceva troppo l’abuso che tutti i sedicenti critici fanno dei nomi stuprando di continuo la nostra lingua) dipinto d’epoca. Le capigliature folte ed estrose dei geni incompresi che grondano sin le spalle rievocando un’idea romantica dell’attore sembrano ormai torturarci ogni qualvolta si pensa alla musica e al maestro stesso. Ricordano vagamente quei ritratti antichi, dove tra parrucche e ciprie trovavamo uno scapigliato Vivaldi o grottesco Paganini… ma poverelli all’epoca il barbiere era un lusso, il sarto pure e la gente povera (quali erano i musicisti) non potevano minimamente permettersi nessuna gioia estetica. Basti pensare che al momento della celebrazione massima con un ritratto il pover’uomo indossava la giacca più bella e costosa che aveva ovvero quella da maggiordomo.
Oggi appresso questi vezzi, a distanza di anni.. nei cori e nelle orchestre continuano a verificarsi con una straordinaria liturgia quei sintomi incurabili di protagonismo – l’accordatura estenuante degli strumenti – il ciucciamento di mentine bagnate d’acqua per tenere il muscolo sempre in caldo e ben idratato persino per cantare in parrocchia – Noi canteremo gloria a te … gira l’immancabile sacchetto dove tutti all’offertorio pescano la loro menta preferita per mondarsi dai loro aliti pesanti curando con regolare assunzione ogni sintomo d’alitosi.

Paolo De Matthaeis

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